Coaching sportivo e per il benessere

Il coaching sportivo, come dice la parola stessa, è rivolto a quegli sportivi che intendono migliorare le proprie prestazioni atletiche e raggiungere risultati d’eccellenza. ( Per la figura dell’atleta come Leader visita il sito www.leadercoach.it cliccando qui) O a chi vuole imparare od allenare un gesto atletico. Il coach sportivo è utile in primo luogo per risolvere tutte le questioni inerenti alla sfera emozionale e psico-fisica dell’atleta. Infatti più ci troviamo in una situazione di ottima preparazione atletica, più la differenza tra vincere e non vincere è collegata alla capacità di concentrazione, di rilassarsi e determinarsi nel modo giusto ed al momento più opportuno. Mediante diverse tecniche e strategie è possibile creare l’ambiente psicologico migliore al singolo sportivo anche in relazione alle sue peculiari esigenze. Ma non solo. Tramite dei chiari schemi mentali riproducibili, lo stesso gesto atletico trova un chiaro miglioramento, dato che viene strettamente correlato alla strategia inconscia più adatta allo sport praticato. Tramite la coaching sportiva si può quindi:

  • migliorare ed allenare il gesto atletico mediante l’allenamento mentale del gesto atletico, con specifiche strategie, da affiancare a quello fisico, o in caso di impedimento all’allenamento tradizionale, in sostituzione dello stesso.
  • sviluppare il giusto atteggiamento atletico
  • attivare un concreto approccio alla gara
  • eliminare abitudini depotenzianti, ed allenare quelle potenzianti

 

Servirsi di un coaching sportivo permette quindi di ottenere il massimo del risultato possibile eliminando i limiti e potenziando le risorse interne dell’atleta ed i suoi punti di forza. Allo stato attuale in cui la coaching sportiva si trova in Europa od essere solo agli inizi, è l’elemento che fa la differenza. Basta vedere l’esempio dello sciatore italiano Giuliano Razzoli che, pur essendo da tempo ormai paragonato a Tomba per capacità atletiche, non era in grado di gestire la gara e nella maggior parte dei casi vinceva la I° manche per saltare nella II°, non riuscendo a gestire in maniera ottimale la propria forza e velocità. Questo fino a quando, nell’ottobre 2010, ha iniziato ad utilizzare l’appoggio di un coach sportivo ed ha iniziato a vincere, fino ad ottenere l’oro olimpico, dopo soli 6 mesi di coaching costante. E questo è uno dei tanti esempi. Basta pensare a quante volte la tensione proprio nel momento decisivo, ha dato all’avversario quella chance che ha poi capovolto le sorti della gara. O a quelle volte in cui a fine partita con un risultato assolutamente di vantaggio per la squadra chiaramente più forte dal punto di vista della preparazione atletica, nel momento in cui questa si è rilassata vedendo ormai la vittoria e pregustandola, è stata “infilata” dall’altra che, motivata, ha approfittato del calo di concentrazione. O ancora quei casi in cui una squadra ritenuta assolutamente inferiore o resa tale dall’eliminazione dal campo di alcuni componenti della squadra, contro tutte le aspettative, vince. Questo cosa ti dice? A me che la sfera psichica svolge un ruolo principale nell’esito finale, soprattutto nei momenti cruciali in cui solo un buon allenamento mentale può sconfiggere la tensione e lo stress. E la coaching sportiva permette proprio di affrontare le gare con un perfetto allenamento mentale e psico-fisico. Per iniziare ad allentare la tensione mi piace dire:  “Un’olimpiade non è altro che una gara con dei cerchietti. Una gara non è altro che un allenamento con un pò di sponsor”

 

    Coaching per il benessereLa coaching nell’ambito del benessere ha un’applicazione sempre più ampia.

Ne è esempio il campo rieducativo dopo traumi ed infortuni, utilizzato soprattutto dagli sportivi professionisti, per riprendere al più presto l’attività agonistica; negli ultimi anni sta trovando applicazione sempre più diffusa per la risoluzione delle problematiche più diverse. Anche in questo caso la coaching si basa su vari principi, tra cui:-La mente non distingue tra esperienza vissuta ed esperienza semplicemente immaginata.(vedi appendice tecnica 1 e 2)  -La mente ed il soma sono strettamente collegati e si influenzano scambievolmente (vedi appendice tecnica n. 3) Poichè la mente non riesce a distinguere tra un’esperienza vissuta ed una meramente immaginata, si può creare un’esperienza di benessere e fare in modo che la mente aiuti il corpo. Ed ovviamente si possono ancorare delle emozioni potenzianti quali fiducia, serenità e pazienza, che arrecano benessere e permettono anche di vivere il periodo di malattia molto meglio. Si conosce da molto tempo ormai la potenza della mente e ciò di cui è capace. Basti pensare all’effetto placebo. Quando la mente è convinta che qualcosa gli faccia bene, guarisce il corpo addirittura da sola! E pensa al contrario all’effetto nocebo. Sono stati fatti degli esperimenti negli Stati Uniti su due diversi gruppi di persone. Al primo gruppo è stato detto ed è stata effettivamente inalata una sostanza fortemente irritante per i polmoni. Al secondo gruppo è stato detto ma in realtà è stato inalata una sostanza innocua. Beh incredibile a credersi, le irritazioni polmonari più importanti sono state riscontrate nel secondo gruppo di persone. (Per ulteriori esempi e approfondimenti visita il sito di Gregg Braden,  che parla diffusamente della questione www.greggbraden.com). Così indagini condotte dal dottor Andrew Weil hanno dimostrato che le esperienze di chi fa uso di droghe corrispondono quasi esattamente alle loro aspettative. Il dottor Weil ha costatato che poteva riuscire a calmare una persona a cui era stata somministrata una dose di anfetamine e a provocare invece uno stato di eccitazione in individui cui fossero stati somministrati barbiturici. E la sua conclusione è che “la magia delle droghe risiede nella mente di chi ne fa uso, non già nelle droghe stesse”. In tutti questi casi, la costante che ha massimamente condizionato i risultati consisteva nei continui, coerenti messaggi trasmessi al cervello e al sistema nervoso. E, per quanto possente esso sia, il procedimento non implica nessuna astrusa magia. La fede è null’altro che uno stato d’animo, una rappresentazione interna che governa il comportamento. Può trattarsi di una forte credenza nella possibilità, la convinzione cioè che riusciremo a ottenere una cosa o a realizzarne un’altra; ma può essere anche una convinzione disarmante, la persuasione che non possiamo riuscire, che le nostre limitazioni sono evidenti, insormontabili, schiaccianti. Se credete nel successo, quei messaggi vi permetteranno di ottenerlo. Non va dimenticato che siete sempre nel vero, sia che vi diciate che potete fare qualcosa, sia che vi diciate che non potete farla. Entrambi i tipi di credenza sono dotati di grande potere. La domanda da porsi è: qual è il tipo di convinzione che è meglio avere, e come si fa a svilupparlo? L’origine dell’eccellenza sta nella consapevolezza che le nostre credenze sono una scelta. Di solito non la pensiamo così, eppure la credenza può essere una scelta conscia. Si può optare tra credenze limitanti e credenze sostentatrici. Il trucco consiste nello scegliere quelle che portano al successo e ai risultati che si desiderano, e nell’eliminare quelle che impastoiano. Il massimo e frequente equivoco nei confronti della fede è che questa sia un concetto statico, intellettuale, scisso dall’azione e dai risultati. Ma nulla potrebbe essere più lontano dal vero. La fede è la strada per addivenire all’eccellenza proprio perchè in essa non c’è nulla di statico, nulla di separato dall’azione. E’ la nostra fede a stabilire a quanta parte del nostro potenziale saremo in grado di attingere. Le convinzioni possono dare la stura alle idee o bloccarne il flusso”. – Tratto da “Come ottenere il meglio da sè e dagli altri” di Antony Robbins. Il fatto è che il placebo dimostra il ruolo e il potere potenziale delle convinzioni. Le convinzioni hanno a che vedere con il futuro. La funzione delle convinzioni è relativa all’attivazione di capacità e comportamenti. Gli esseri umani possono avere notevoli capacità di influenzare processi biologici profondi, ma non le usano mai perchè non credono di poterlo fare. E se non credi di poter migliorare anche applicandoti i risultati rimarranno più o meno allo stesso livello. Grazie alla PNL ed in particolare al modellamento e guida è possibile aumentare la convinzione di un soggetto di poter far qualcosa. Albert Bandura all’Università di Stanford ha realizzato un diagramma che mostra la correlazione tra aumento di convinzione ed aumento dei progressi dei soggetti coinvolti nel progetto da lui condotto. Nel diagramma si evidenzia come finchè le persone hanno un certo grado di competenza inconscia, convinzione e aspettative crescono parallelamente. Nella fase successiva di sperimentazione ed errore, è importante mantenere una forte convinzione per poter progredire ancora e terminare la fase di sperimentazione e pratica. Se questo non avviene e nella fase in cui si sta imparando vi è il maggior divario tra aspettativa e capacità, si ha una flessione di aspettative, la capacità crolla e diviene addirittura inferiore al momento precedente all’inizio della pratica. Ugualmente avviene per la salute. Si pensi a quando si “tenta” di dimagrire. Perdono peso per un pò, ottengono un peso stabile e poi tutto d’un tratto ricominciano ad ingrassare raggiungendo un peso ancora superiore del precedente. La cosa importante da capire riguardo alle convinzioni è che esse non hanno l’obiettivo di avere una corrispondenza con la realtà. Hanno lo scopo di offrire una motivazione e una prospettiva tali da far sì che il comportamento effettivo possa iniziare a svilupparsi e a innalzarsi fino a corrispondere ad esse. Naturalmente, con l’appropriata strategia mentale, è possibile migliorare la curva della performance, perchè non è necessario lasciarla al livello di “tentativi ed errori”. Se uno studente è convinto di poter scrivere o leggere, ma non gli è stata data una strategia per sviluppare questa capacità, deve crearsi una sua strategia per farlo, e la curva crescerà più lentamente. Più lentamente la curva cresce nell’andare verso la convinzione, più ci sarà pressione sul mantenimento della convinzione. Se riuscite ad insegnare la strategia del COME FARE, allora la curva del comportamento salirà più velocemente e il rischio di perdere la convinzione non sarà così elevato. E’ importante rendersi conto che essere convinti di fallire crea una profezia che finirà per realizzarsi. Quindi, se ho cercato di perdere peso per venti volte e arriva qualcuno che mi dice che conosce una nuova tecnica di PNL per aiutarmi a perdere peso, io dirò: “Sarà davvero eccellente, ma non funzionerà con me, perchè niente ha funzionato prima”. Ci sono venti tentativi che rappresentano altrettante testimonianze di fallimento. Quindi, come prima cosa, non crederò che potrà funzionare. E questa convinzione è importante. L’opposto potrebbe essere rappresentato da persone che credono: “Se visualizzo un successo, allora sarò capace di raggiungerlo”. Mi hanno raccontato che a un gruppo di ginnasti erano state fornite istruzioni per visualizzare loro stessi capaci di fare un particolare movimento, mentre ad un altro gruppo non erano state date tali istruzioni. Un paio di settimane più tardi, arrivato il momento di eseguire quel movimento senza allenamento, il gruppo che aveva ricevuto istruzioni ha mostrato una percentuale di successo dal 50 al 60%, mentre l’altro gruppo ha ottenuto solo un 10% di successo. Ma cosa è capitato al 40-50% di ginnasti che non sono stati capaci di eseguire il movimento malgrado l’avessero visualizzato? Una delle cose che ho scoperto è che se qualcuno ha un’immagine molto chiara di se stesso che ha successo, ma non crede nelle proprie potenzialità, dice “Non sarò mai capace di farlo. Si tratta solo di un’aspettativa non realistica o di una falsa speranza”. “Più chiaramente lo vedo, più mi convinco che, probabilmente, non sarò capace di farlo”. Questo è un esempio di come le convinzioni possano influenzare le visualizzazioni. L’abilità di visualizzare dipende dalle proprie capacità, ma ciò che dà significato alla visualizzazione sono le convinzioni. – Tratto da “I livelli di pensiero” di Robert Dilts. Uno dei metodi della PNL che viene frequentemente utilizzato anche nel benessere è il “modello Resolve” che sintetizza l’approccio alla PNL. Come ben detto dal trainer Steve Andreas nel 1999 “chi è bravo nell’utilizzare i metodi di PNL ha molti modi per raggruppare tutte le diverse abilità e tecniche in un’unica, generale struttura conoscitiva” Spostando questo scopo, il modello RESOLVE ha una funzione simile ai “Developmental Models of Helping” di Carkuff e Egan (Carkuff, 1973; Egan, 1975). La maggior parte dei modelli di psicoterapia propone una determinata maniera di strutturare le sedute o il processo psicoterapeutico. In termini di PNL, in questo processo ci sono numerosi elementi chiave che consentono agli “strumenti” della PNL, come ad esempio la procedura per trattare le esperienze traumatiche, di funzionare efficacemente. Inizialmente i creatori della PNL (Richard Bandler e John Grinder) non insegnavano una struttura per comprendere il vasto assortimento di nuovi schemi che descrivevano e sviluppavano. Uno dei primi trainer di PNL a farlo fu il dottor Tad James. Il suo “modello generale di terapia” (James, 1995) nacque dal suo stesso lavoro di modellamento dell’operato di Richard Bandler con i clienti. Basandosi su quel modello Bryan Royds classificò tutti gli interventi di PNL. Margot Hamblett e Richard Bolstad hanno ampliato questa classificazione e l’hanno formalizzata nel modello RESOLVE, che ora viene applicato in numerosi programmi di trainig di PNL nel mondo. RESOLVE è l’acronimo inglese di una serie di fasi impiegate nel lavoro di cambiamento basato sulla PNL. In sintesi, queste fasi sono le seguenti: Resourceful state of the Pratictioner (stato-risorsa di chi impiega la PNL): il lavoro di cambiamento basato sulla PNL è centrato sull’interazione diretta tra il professionista di PNL ed il cliente. La capacità del professionista di sentirsi sicuro di sè, di chiarificare i reciproci ruoli e di incarnare gli assunti di base della PNL è considerata un elemento chiave perchè il cliente possa riuscire a cambiare. Establish rapport (instaurare rapport): il processo di cambiamento della PNL consiste anche nell’invitare il cliente a modificare il proprio modo di rispondere alle situazioni della vita. Ciò non sarà possibile fino a che non sarà stata raggiunta una sensazione di reciproca intesa, di sintonia tra il professionista e il cliente. Questo stato, in PNL, è riconosciuto come “rapport”. Specify outcome (definire in modo specifico gli obiettivi/risultati): la PNL è un sistema orientato al risultato. Il lavoro di cambiamento si focalizza sul rendere il cliente capace di compiere i cambiamenti che ha scelto di attuare, e la chiarificazione di questi obiettivi è considerata un processo intrinsecamente funzionale, in quanto garantisce che il cliente non stia semplicemente “tentando la fortuna”. Open up the clientt’s model of the world (ampliare il modello del mondo del cliente): per “modello del mondo” intendiamo l’insieme delle rappresentazioni interne, delle convinzioni, delle immagini e delle sensazioni che le persone usano come modello o come “mappa” per comprendere il mondo esterno e muoversi all’interno di esso. Così come non tutte le mappe sono aggiornate e precise, non tutti i modelli del mondo sono ugualmente funzionali. Per esempio, il modello del mondo di una persona potrebbe contenere la convinzione che “le persone non possono cambiare il modo in cui si sentono”. Questa convinzione potrebbe essersi formata in un’epoca in cui la persona era molto giovane, e non essere stata aggiornata dopo la scoperta che, per esempio, alcuni dei cibi che si odiavano da bambini sono ora tra quelli che si preferiscono. Se una persona è depressa, questa vecchia convinzione potrebbe seriamente limitare la sua sensazione di avere la capacità di cambiare. Se una convinzione del genere non viene dissolta, può impedire il processo di cambiamento. Leading (guidare): “guidare” è un termine di PNL usato per ogni intervento in cui il professionista assista il cliente nel cambiamento delle proprie rappresentazioni interne in maniera tale da poter raggiungere gli obiettivi desiderati. Le “tecniche” formali della PNL, quali la cura del trauma in una singola sessione (precedentemente menzionata), contemplano l’impiego della “guida”. Molte tecniche di PNL finalizzate al cambiamento comportano spesso visualizzazioni apparentemente semplici, processi di rilassamento guidato o cambiamenti nel tipo di pensiero che la persona adotta in risposta ad un contesto potenzialmente problematico. Tuttavia, l’espressione “tecniche di PNL” si riferisce anche all’attivazione di cambiamenti fisiologici (gestione del corpo) e alla pratica di nuovi comportamenti nella vita di ogni giorno. Verify chiange (verificare il cambiamento): così come le convinzioni possono limitare la volontà di un cliente nell’impegnarsi in un processo di cambiamento, esse possono anche, a volte, impedire alla persona di notare che è cambiata e di godere pienamente del cambiamento. Un leone rimasto in una gabbia piccola per anni impara ad andare su e giù per la lunghezza della gabbia. Se trasferito in una gabbia più grande, tenderà a spostarsi entro lo stesso spazio limitato, senza rendersi conto che potrebbe muoversi entro un’area più ampia. Allo stesso modo, un cliente che ha avuto attacchi di panico in pubblico potrebbe aver bisogno non solo della cessazione degli attacchi di panico, ma anche della certezza che essi non si ripeteranno più, prima di essere capace di uscire di casa senza riluttanza. In PNL invitiamo i clienti a testare con cura i loro successi per provare a loro stessi che il cambiamento ha effettivamente avuto luogo. Ecological exit process (controllo ecologico): l’ecologia è lo studio delle conseguenze, lo studio di cos’altro cambierà se modificheremo una cosa. Quando aiutiamo un cliente a liberarsi dalla dipendenza dall’alcol, per esempio, dobbiamo considerare anche quali altre conseguenze questo cambiamento produrrà. In un caso del genere la persona potrebbe voler stringere nuove amicizie, sviluppare nuove abilità per conoscere le persone, nuovi modi di risolvere i conflitti e così via. Questi cambiamenti finalizzati a gestire le conseguenze sono la chiave per assicurare che il cambiamento principale funzioni per una persona. Una persona “nuova alla PNL può essere tentata di pensare che la “guida” sia il vero processo di cambiamento della PNL. Di fatto, ogni fase del modello RESOLVE è ugualmente necessaria per il raggiungimento di un cambiamento. Le fasi si sovrappongono e si rinforzano l’una l’altra, formando un sistema che incrementa enormemente le possibilità di successo. (Da Richard Bolstad “La PNL per facilitare cambiamenti importanti”).

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