Appendice 1: L’uso della neurologia e La percezione

APPENDICE TECNICA Appendice 1) L’uso della neurologia In maniera sempre più evidente chi lavora con gli esseri umani ha dovuto fare i conti col fatto che il sistema nervoso è responsabile sia della produzione che della ricezione di ciò che comunichiamo. Naturalmente, non si può ridurre alla semplice neurologia ciò che accade nell’interazione tra esseri umani, come non si può ridurre la bellezza della pittura di Rembrandt alla chimica dei colori ad olio. Tuttavia la conoscenza di come il cervello funziona (della neurologia) è fondamentale. E’ questo il punto di partenza della disciplina nota col nome di Programmazione Neuro-Linguistica. E fu anche il punto di partenza di gran parte della psicoterapia nel mondo occidentale. Lo scopo dichiarato di Sigmund Freud era quello di “fornire una psicologia che fosse una scienza naturale: il che significa rappresentare i processi psichici come stati di particelle di materia individuabili, quantitativamente determinati, così da rendere questi processi evidenti e privi di contraddizioni” (Freud, 1966). Tutto ciò di cui facciamo esperienza, nel mondo, ci arriva attraverso i canali neurologici dei nostri sistemi sensoriali. La trascendenza spirituale più intensa e i momenti più teneri di vita interpersonale sono “esperiti” (trasformati, cioè, in esperienze interne) come immagini (modalità visiva), suoni (modalità auditiva), sensazioni corporee (modalità cinestesica), sapori (modalità gustativa), odori (modalità olfattiva) e simboli appresi, come queste parole (modalità digitale). Queste esperienze, inoltre, possono essere “ri-membrate” (riassemblate) utilizzando le stesse informazioni sensoriali. Facciamo un semplice esempio. Pensa ad un limone appena colto. Immaginalo di fronte a te stesso, e senti che sensazioni ti dà nel momento in cui lo prendi in mano. Con un coltello, tagliane una fetta e senti il suono delicato del succo che sprizza. Senti l’odore del limone nel momento in cui porti la fettina alla bocca. Fai esperienza dell’aspro sapore del frutto. Se hai immaginato effettivamente di fare questa cosa, la salivazione è aumentata. Perchè? Perchè il tuo cervello ha seguito le istruzioni che gli hai dato e ha pensato al limone, lo ha visto, udito e percepito in termini di sensazioni, odori e sapori. Richiamando alla mente le informazioni sensoriali, hai ricreato l’intera esperienza del limone, cosicchè il tuo corpo ha “reagito” al limone che hai creato. Il tuo cervello ha trattato il limone immaginario come se fosse vero e ha predisposto la produzione di saliva per poterlo digerire. Vedere, udire, percepire in termini di sensazioni, odori e sapori sono i “linguaggi” naturali del cervello. A ciascuno di essi corrisponde una determinata area del cervello da cui quel senso specifico viene elaborato. In PNL i sensi vengono detti anche “sottomodalità”. Quando si utilizzano queste modalità, si ha accesso agli stessi circuiti neurologici che si utilizzano quando si fa esperienza di un limone vero e proprio. Di conseguenza, il cervello tratta come “reale” quello a cui pensi. Comprendere questo processo fa luce istantaneamente sul modo in cui si verificano numerosi problemi nell’ambito della psicoterapia. La persona con PTSD ( disturbo post-traumatico da stress) DPTS Post Traumatic Stress Disorder usa lo stesso processo per ricreato nitidi e terrificanti flashback di un evento traumatico. E se si è a conoscenza del modo in cui questi circuiti neuronali consentono che ciò avvenga, si possono anche evidenziare altri modi per risolvere il problema. La percezione non è un processo diretto. La percezione è un processo complesso attraverso il quale interagiamo con le informazioni che arrivano dai nostri sensi. Il biochimico Graham Cairns Smith mette in evidenza il fatto che ci sono aree definite della corteccia cerebrale ( cervello esterno) specializzate nell’elaborare le informazioni che arrivano attraverso ciascuno dei singoli sensi. Tuttavia non esiste connessione diretta tra gli organi di senso ( la retina, per esempio) e le aree del cervello deputate alle specifiche funzioni sensoriali. La corteccia è la parte esterna del cervello, e a ciascun senso è dedicata un’area specifica della corteccia.   La corteccia visiva, per esempio, è situata nella parte posteriore del cervello. Deve verificarsi una grande quantità di processi di rielaborazione in altri luoghi, prima che il dato sensoriale puro e semplice arrivi alle aree della corteccia in cui possiamo “percepirlo”. Consideriamo il caso della vista, per esempio. Soltanto il 20% del flusso di informazioni che arrivano al corpo genicolato laterale proviene dagli occhi. La maggior parte dei dati che verranno organizzati come “vedere” giunge da aree come l’ipotalamo, un centro che si trova nella parte mediana del cervello e che svolge un ruolo chiave nella creazione delle emozioni (Maturana e Varela, 1992, p.162). Ciò che noi “vediamo” è il risultato tanto dello stato emozionale in cui ci troviamo, quanto di ciò che abbiamo davanti agli occhi. In PNL questo concetto è sintetizzato nell’affermazione “la mappa non è il territorio”. La mappa del mondo che il nostro cervello crea non è mai uguale al mondo reale. Poichè il cervello è un sistema organizzato in cicli di feedback, questo processo ha luogo in entrambe le direzioni. Ciò che vediamo viene influenzato dalle nostre emozioni e, contemporaneamente, crea le emozioni stesse. Depressione, ansia, confusione e collera sono tutte collegate a determinare “mappe” del mondo; cioè,ad un certo tipo di distorsione percettiva piuttosto che ad un altro. Lo stesso avviene per la gioia, l’eccitazione, i processi di comprensione e l’amore. Per esempio una persona depressa, spesso, recupera i propri ricordi visivi relativi all’esperienza della giornata e, nel vero senso dell’espressione, “li scurisce”, creando un mondo tetro. Nota come avviene. Prendi il ricorso di un’esperienza recente che hai trovato piacevole, e immagina d vederla fosca e grigia. Di solito, la sensazione non è altrettanto gradevole, perciò assicurati poi di riportarla ai suoi colori originali! Un esempio chiarificatore della distorsione creata dal nostro cervello è stata fornita ancora nel 1957 da Edwin Land, inventore della Polaroid, che realizzò una dimostrazione sorprendente del modo in cui il cervello “si inventa” gli schemi cromatici. Scattò la foto di una natura morta, usando un filtro per la luce gialla. Poi, da questa immagine, realizzò una diapositiva in bianco e nero. Quando proiettò una luce gialla attraverso la diapositiva, gli osservatori videro un’immagine della natura morta in cui erano visibili soltanto le aree che avevano emesso luce gialla. Quindi scattò una foto della stessa natura morta, utilizzando un filtro arancione. Anche in questo caso realizzò una diapositiva in bianco e nero e proiettò attraverso di essa una luce arancione. Infine, Land proiettò sullo schermo le due diapositive contemporaneamente utilizzando sia la luce gialla che quella arancione. Gli osservatori si aspettavano di vedere un’immagine gialla e arancione. Ma quello che videro, in realtà, fu un’immagine a colori: le varie gradazioni del rosso, dell’azzurro, del verde, del viola: tutti i colori dell’immagine originale! La differenza tra l’immagine gialla e quella arancione era stata sufficiente a far sì che il cervello degli osservatori determinasse quali potevano essere i colori della “scena originale”. La visione a colori che ne risultò era un’illusione; ma è la stessa illusione che ha luogo continuamente nel nostro cervello (Sacks, 1995, p. 156). Il che significa che i colori che vedete in questo preciso momento non sono i colori del mondo: sono i colori creati dal vostro cervello.

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