Appendice 2: Le immagini costruite e ricordate

Appendice 2) Le immagini costruite e quelle ricordate utilizzano gli stessi percorsi neurali delle immagini percepite. Finora abbiamo parlato della ricerca sul modo in cui le persone “vedono” ciò che hanno effettivamente davanti agli occhi. Abbiamo visto che i dati grezzi che arrivano dagli occhi vengono convogliati attraverso il corpo genicolato (dove si combinano con le informazioni provenienti da altri centri cerebrali, tra cui quelli emozionali), e attraverso la corteccia visiva occipitale (dove ci sono aree specifiche responsabili della creazione delle submodalità). Da qui, i messaggi procedono verso i lobi temporali e parietali, dove ha luogo un’analisi più complessa. Facciamo ora un altro approfondimento per spiegare come tutto questo diventi così significativo per il cambiamento personale e per la psicoterapia. Edoardo Bisiach (1978) è un ricercatore italiano che ha studiato persone con lesioni localizzate in una specifica area della corteccia parietale posteriore associata all’ “attenzione visiva”. Quando un lato di questa regione della corteccia è danneggiato, si riscontra un interessante risultato. La persona avrà difficoltà a concentrare l’attenzione sugli oggetti la cui visione avviene sul lato lesionato del proprio campo visivo. Ciò diventerà evidente chiedendole di descrivere tutti gli oggetti presenti nella stanza in cui si trova. Se il lato danneggiato è quello sinistro, per esempio, guarderà nella stanza, descriverà tutti gli oggetti che si trovano nella parte destra dell’ambiente, ma ignorerà tutto ciò che sta a sinistra. Sarà in grado di confermare la presenza degli oggetti che si trovano a sinistra, se verrà richiesto; in caso contrario non riferirà della loro presenza (Kalat, 1988, p. 197; Miller, 1995, pp. 33-4). Bisiach si accorse ben presto che questo tipo di lesione aveva ulteriori ripercussioni, oltre a quelle sulla normale capacità di percezione della persona. Per esempio, chiese a un paziente di immaginare la veduta di Piazza del Duomo a Milano, scena che l’uomo aveva visto ogni giorno per alcuni anni prima della comparsa del disturbo. Bisiach gli chiese di immaginare di stare in piedi sugli scalini della cattedrale e di descrivere tutto quello che si riusciva a vedere da laggiù. L’uomo descrisse solo metà di quello che si riusciva a vedere, convinto che il proprio resoconto fosse completo. Bisiach gli chiese quindi di immaginare la veduta dal lato opposto della piazza. La persona riferì agevolmente l’altra metà dei particolari. L’immagine che l’uomo aveva di questa scena ricordata utilizzava chiaramente gli stessi percorsi neurali di quando guardava il dottor Bisiach che stava seduto in mezzo alla stanza. Essendo quei percorsi danneggiati, le immagini ricordate risultavano alterate così come tutte le immagini realmente presenti. Allo stesso modo, si può chiedere ad una persona depressa di ricordare un evento gradevole precedente il periodo di depressione. La memoria visiva degli eventi si realizza in virtù dello stato in cui il cervello della persona è attualmente e viene quindi alterata proprio come l’esperienza del momento presente. All’età di 65 anni, Jonathon, artista di successo, subì un lesione alle aree deputate all’elaborazione dei colori. In seguito alla disfunzione un campo fiorito gli appariva come un “assortimento di grigi privo di qualsiasi attrattiva”. Più grave ancora, comunque, fu per lui scoprire che quando immaginava o ricordava dei fiori, anche queste immagini erano grigie (Hoffman, 1998, p. 108). Se si cambia il funzionamento del sistema deputato all’elaborazione delle informazioni visive, cambieranno sia le immagini effettivamente presenti, sia quelle ricordate.

I commenti sono chiusi.